sabato 5 marzo 2016

Tango di Borges - Piazzolla

Jorge Luis Borges
Il tango
 
Dove saranno? Chiede la elegia
di chi non e´ piu´, come se fosse
uno spazio in cui lo Ieri potesse
esser l´Oggi, l´Anche e il Tuttavia.
Dove sara´ (ripeto) la masnada
che fondo´, in polverose strade
sterrate o in sperdute contrade,
la setta del coltello e del coraggio?
Dove saranno quelli che passarono
lasciando all´epica un episodio,
un mito al tempo, e che senza odio,
lucro o passione d´amore si accoltellarono?
Li cerco nella leggenda, nell´ultima
brace che, come una incerta rosa,
custodisce qualcosa di quella plebe valorosa
dei Corrales e di Balvanera.
Quali oscuri vicoli o quale ermo
dell´altro mondo abitera´ la dura
ombra di quella che era una ombra oscura,
Muraña, quel coltello di Palermo?
E quel terribile Iberra (di cui i santi
si impietosiscono) che in un ponte della via
uccise suo fratello il Ñato, che dovea
piu´ morti di lui, e cosi´ uguaglio´ i tanti´?
Una mitologia di pugnali
lentamente si annulla dimenticata;
una canzone di gesta s´e´ perduta
in sordide notizie criminali.
C´e´ altra brace, altra incandescente rosa
nella cenere che li serba interi;
la´ stanno in superbi accoltellatori
e il peso della spada silenziosa.
Benche´ la spada ostile o quell´altra spada,
il tempo, li persero nel fango,
oggi, piu´ in la´ del tempo e della sciagurata
morte, quei morti vivono nel tango.
Nella musica dimorano, nell´arpeggio
dell´indomabile chitarra laboriosa
che intreccia nella milonga gioiosa
la festa e l´innocenza e del coraggio.
Gira nel vuoto la gialla ruota
di cavalli e leoni, e odo l´eco
di quei tanghi di Arolas e di Greco
che ho visto ballare sulla strada,
in un istante che oggi emerge isolato,
senza ne´ prima ne´ dopo, mai dimenticato,
e che ha il sapore del perduto,
del perduto e del recuperato.
Negli accordi ci sono antiche cose:
l´altro cortile e la nascosta orditura.
(Dietro le pareti sospettose
il Sud custodisce un pugnale e una chitarra.)
Quella raffica, il tango, quella diavoleria,
gli anni affannati sfida;
fatto di polvere e tempo, l´uomo dura
meno della leggera melodia,
che solo e´ tempo. Il tango crea un buio
passato irreale che in qualche modo e´ certo,
un ricordo che non può esser distrutto
lottando, in un cantone del suburbio.
 
Jorge Luis Borges
***
El Tango
 
¿Dónde estarán?, pregunta la elegía
de quienes ya no son, como si hubiera
una región en que el Ayer pudiera
ser el Hoy, el Aún y el Todavía.
¿Dónde estará (repito) el malevaje
que fundó, en polvorientos callejones
de tierra o en perdidas poblaciones,
la secta del cuchillo y del coraje?
¿Dónde estarán aquellos que pasaron,
dejando a la epopeya un episodio,
una fábula al tiempo, y que sin odio,
lucro o pasión de amor se acuchillaron?
Los busco en su leyenda, en la postrera
brasa que, a modo de una vaga rosa,
guarda algo de esa chusma valerosa
de los Corrales y de Balvanera.
¿Qué oscuros callejones o qué yermo
del otro mundo habitará la dura
sombra de aquel que era una sombra oscura,
Muraña, ese cuchillo de Palermo?
¿Y ese Iberra fatal (de quien los santos
se apiaden) que en un puente de la vía,
mató a su hermano el Ñato, que debía
más muertes que él, y así igualó los tantos?
Una mitología de puñales
lentamente se anula en el olvido;
una canción de gesta se ha perdido
en sórdidas noticias policiales.
Hay otra brasa, otra candente rosa
de la ceniza que los guarda enteros;
ahí están los soberbios cuchilleros
y el peso de la daga silenciosa.
Aunque la daga hostil o esa otra daga,
el tiempo, los perdieron en el fango,
hoy, más allá del tiempo y de la aciaga
muerte, esos muertos viven en el tango.
En la música están, en el cordaje
de la terca guitarra trabajosa,
que trama en la milonga venturosa
la fiesta y la inocencia del coraje.
Gira en el hueco la amarilla rueda
de caballos y leones, y oigo el eco
de esos tangos de Arolas y de Greco
que yo he visto bailar en la vereda,
en un instante que hoy emerge aislado,
sin antes ni después, contra el olvido,
y que tiene el sabor de lo perdido,
de lo perdido y lo recuperado.
En los acordes hay antiguas cosas:
el otro patio y la entrevista parra.
(Detrás de las paredes recelosas
el Sur guarda un puñal y una guitarra.)
Esa ráfaga, el tango, esa diablura,
los atareados años desafía;
hecho de polvo y tiempo, el hombre dura
menos que la liviana melodía,
que sólo es tiempo. El tango crea un turbio
pasado irreal que de algún modo es cierto,
un recuerdo imposible de haber muerto
peleando, en una esquina del suburbio.

Jorge Luis Borges - Astor Piazzolla Tango

2 commenti:

  1. Il tango crea un buio
    passato irreale che in qualche modo e´ certo,
    un ricordo che non può esser distrutto
    lottando, in un cantone del suburbio.

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    Risposte
    1. In Borges il tango ha valore di mitologia: è l’elemento fondante di un popolo, quello argentino, che con la sua storia di migrazioni aveva sempre fatto fatica ad individuare un comune filo identitario. La sua storia del tango, ricostruibile attraverso scritti e dichiarazioni (alcune delle quali riportate alla luce di recente), rovescia gli stereotipi che circolano di solito su questa nobile arte e, ovviamente, non è sempre interessata ai fatti. Nell’immaginario borgesiano il tango assume un sapore epico: i suoi cantori sono i gauchos prima, ovvero allevatori, mandriani, banditi, che vivevano lontano dalla città, in mezzo alla natura (vedi L’oro delle tigri), e i compadriti poi, eccentrici ribelli che, nell’epoca dell’urbanizzazione (dopo gli anni ’30), erano stanziati nei sobborghi di Buenos Aires.

      http://libri.labottegadihamlin.it/sangue-e-bordelli-jorge-luis-borges-e-il-mito-del-tango-2598

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