lunedì 2 novembre 2015

paura della solitudine




La solitudine è una esperienza interiore che non si chiude in se stessa, nelle barriere del proprio io, e che è aperta alla vita esteriore, alle sollecitazioni e alle influenze, che sgorgano dal mondo-ambiente con le loro luci e le loro ombre. Ma la solitudine è oggi sempre piú difficile da salvare, e da vivere, perché siamo ogni giorno trascinati in un vortice di sensazioni che non ci dànno il tempo di pensare a noi stessi, di scendere lungo il cammino che porta verso l’interno, e di ascoltare le ragioni del cuore e le ragioni della immaginazione.

Non è facile salvare la solitudine in noi, perché essa ci confronta con il segreto della nostra coscienza, con il manzoniano guazzabuglio delle passioni che sono in noi, con le cose che non vorremmo ricordare e che la memoria trattiene, con gli orizzonti di senso della nostra vita, con l’autenticità, o la inautenticità, delle relazioni che abbiamo con gli altri, con il mistero del vivere e del morire, e in fondo con il mistero della morte.

Questi sono alcuni dei motivi che fanno nascere l’angoscia dinanzi alla solitudine; e allora si desidera fuggire anche dalla solitudine creatrice, e trovare rifugio in esperienze rassicuranti che ci distraggano dal pensare e dall’immaginare, dal riflettere e dal curarsi degli altri.

Sí: ci curiamo degli altri, riusciamo a essere in comunicazione con gli altri, diveniamo capaci di solidarietà, solo se abbiamo il coraggio di vivere in una solitudine che ci apra alle ragioni di una vita orientata a relazioni significative.

Vivere fino in fondo l’esperienza della solitudine significa insomma recuperare i valori della riflessione e della solidarietà, dell’impegno etico in politica e del rispetto delle persone, e delle loro differenze, del rinnovamento culturale e della leopardiana passione della speranza.
Eugenio Borgna *** Parlarsi



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