sabato 11 luglio 2015

ricordi



Ora potrà sembrarti strano, ma non è facile per me ricordare quella notte in cui ti ho baciato per la prima volta. Il sapore delle tue labbra, la sensazione da pelle d’oca, l’espressione attonita dei tuoi occhi. È tutto dentro di me, registrato con precisione manco avessi avuto una cinepresa al posto del cuore. Eppure, le immagini si confondono. E il motivo lo conosco: ci penso troppo spesso.

È come quando guardi e riguardi una foto che ritrae la persona che più ami al mondo colta in un meraviglioso attimo fuggente, ormai scivolato via anni e anni fa. Te la porti sempre dietro, nel portafoglio, perché ti ricorda qualcosa di prezioso, un istante perfetto, prima che il tempo facesse il suo lavoro. E dopo averla estratta e rimirata, accarezzata, riposta con cura e ritirata fuori per osservarla ancora e ancora un miliardo di volte, perché non ne sei mai sazio, giorno dopo giorno si consuma, finché quel viso diventa indistinto e i lineamenti quasi scompaiono.

Non sai quanto spesso ho riavvolto il nastro della memoria per rivederne ogni piccolo dettaglio, soffermandomi su ogni inquadratura, per assaporarlo a fondo, come uno spettatore solitario in un cinema vuoto che guarda per l’ennesima volta il film che l’ha incantato da bambino, cercando di afferrarne sino in fondo il segreto. La memoria non è in digitale, gira come una vecchia pellicola, si consuma. E le immagini troppo amate si bruciano.

La consapevolezza che è stato il caso a farci conoscere, invece di riempirmi di buonumore, mi rende superstizioso. Mi sento come un sopravvissuto a un disastro. Il disastro che sarebbe potuta diventare la mia vita se non ti avessi incontrato.

Eppure, quella sera le farfalle hanno dispiegato le ali solo per noi.

Ferzan Ozpetek -- Sei la mia vita



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